IN PRIMO PIANO - Fabio Enzo

E' MORTO FABIO ENZO, attaccante della Roma degli anni '60, aveva 74 anni.

L'Unione tifosi Romanisti esprime il suo cordoglio e si stringe in un affettuoso abbraccio alla famiglia e lo ricorda con la sua graditissima e piacevolissima intervista a noi rilasciata in occasione della sua partecipazione alla serata conviviale annuale del Roma Club Città di Castello del 23 novembre 2013.

Gran festa quella del Roma Club Città di Castello, svolta sabato 23 Novembre nella bellissima cittadina umbra. Bella partecipazione di tifosi, associati al club con familiari e amici,  diversi altri Roma Club (Umbria giallorossa – Romagna giallorossa – Romanisti Bulgaria - Personal Jet UTR Roma – B.I.-Eurosistema RC) , con Fabrizio Grassetti, Romeo Capelli del CD dell’UTR, Ettore Viola figlio del Presidente Dino Viola, Matteo Vespasiani di Roma Channel e speaker ufficiale dell’Olimpico, Piero Torri prestigiosa firma sportiva romana.

Ospite d’onore Fabio Enzo (giocatore della Roma dal 1966 al 1968 totalizzando 35 presenze e realizzando 8 gol, di cui quello del derby vincente del 22.10.66 - tornò nel 1969 disputando però una sola partita per essere poi ceduto al Cesena) che ci ha coinvolto con la sua contagiosa simpatia, raccontando diversi aneddoti sulla sua vita di calciatore.

"Un tuo gol che decide il derby è qualcosa che non s può descrivere" (cit.)

Bomber, grazie della sua presenza...

Trova tanta differenza tra il suo calcio e quello di oggi ?

Ai miei tempi si era più ruspanti, ce le davamo di santa ragione, ma una volta finita la partita le cose tornavano al loro posto. Oggi di ogni episodio, di ogni partita, se ne parla per tutta la settimana e quindi la cosa fa aumentare la pressione e anche la preoccupazione del giocatore, continuamente in tensione. 

Il popolo giallorosso si ricorda di lei come un giocatore “cattivo, tosto”. C’è stato qualche compagno che si è ritrovato poi avversario col quale ve le siete “date di santa ragione” ?

Ero molto amico con Francesco Cappelli, che poverino si ruppe tibia e perone con uno scontro di gioco con Amarildo in un Roma – Fiorentina del 1970, in ritiro dormivamo insieme, insomma eravamo due fratelli. Nel 1972 ci ritrovammo avversari. Giocavo nel Novara e lui nel Taranto. Prima della partita, tanti saluti, abbracci. Inizia la partita e come andò ? all’ottavo minuto … espulsi tutti e due, non ce le siamo”date” ma quante ce ne siamo “dette”!

Quando giocava, c’era qualche compagno o allenatore particolarmente scaramantico ?

Oronzo Pugliese era il massimo.

Ci racconti qualche aneddoto su qualche suo rito “propiziatorio”.

Beh, ne ricordo in particolare due. Una volta andammo a vedere al cinema Adriano di Piazza Cavour, il “Dottor Zivago”. La domenica successiva vincemmo, e così non mi ricordo per quanti sabati fummo costretti a vederlo e rivederlo, un po’ come la Corazzata Potemkin per Fantozzi, e noi a dirgli: “ ma Mister, l’abbiamo visto un sacco di volte” e lui: “non ho capito l’ultima parola … The End !”

E il secondo ?

Quando eravamo in ritiro a Roma  ci portava a Villa Pamphili, ci faceva mettere tutti in cerchio con lui al centro e voleva che facessimo tutti contemporaneamente la pipì … perché portava bene !

E’ vero che una volta batté un rigore di tacco ?

Certamente, era una scommessa con un compagno che mi provocava perché non sarei stato capace di farlo. E invece accadde per davvero. Giocavo col Cesena e vincevamo tre a zero e l’arbitro ci assegnò un rigore. Guardai il compagno per intenderci se la scommessa valesse ancora e così annuimmo per giocarcela. Batto il rigore col tacco e prendo il palo. L’arbitro, Nicchi attuale designatore dell’AIA, fischiò la fine. Tornammo negli spogliatoi e sulla lavagna trovai scritto: al giocatore Fabio Enzo 200.000 lire di multa per aver deriso gli avversari. Il lunedì dopo, alla ripresa degli allenamenti, misteriosamente sulla lavagna quelle 200.000 diventarono 400.000, sicuramente per qualche compagno buontempone. Venne negli spogliatoi il presidente, Manuzzi al quale poi fu intitolato lo stadio di Cesena, e mi disse: “Enzo, le devo parlare, qui davanti a tutti”; “mi dica Presidente”; “ non ci si fa scherno degli avversari”; “ma Presidente era una scommessa con un compagno”;
 e lui niente insisteva. Siccome era piccolino e lo guardano dall’alto in basso, lo presi di peso e lo misi sul tavolo per vederlo negli occhi e gli dissi:” Presidente, quando parla con me, si metta in piedi”. E così se per un attimo sperai di salvarmi dalla multa, fui costretto invece a pagarla per intero.

Nonostante la scorza dura del “cattivo” vista in campo, si sa di lei che fece un gran bel gesto, un po’ come San Martino col mantello.

Beh, senza fare paragoni troppo grossi. Accadde una sera, ero con due miei compagni, Nevio Scala e un altro che non ricordo, all’uscita del cinema e vidi una persona che chiedeva l’elemosina. Era inverno e faceva freddo. Allora istintivamente presi il io capotto, tolsi lo stemma della società e glielo regalai. Era il cappotto della divisa ufficiale. La domenica successiva partimmo per una trasferta e mi presentai senza cappotto. Il dirigente accompagnatore, il Cav. Vincenzo Biancone,  mi chiese come mai non avevo il cappotto. Risposi che lo avevo dimenticato. Ma lui già sapeva tutta la storia, che poi arrivò al Presidente Evangelisti che pretese da me il racconto fedele dell’accaduto. Apprezzò il gesto, e ordinò un nuovo cappotto.

Si conoscono di lei alcune storie da vero “tombeur de femmes”…

Beh, insomma. Diciamo che avevo una storia con una hostess e per incontrarmi con lei la domenica sera prendevo l’aereo per New York (siamo nei fine anni sessanta, n.d.r. !), si stava insieme e poi il martedì ero pronto per allenarmi.

E in società non dicevano niente ?

E no, eh …  sapevano  che andavo a Jesi !!!

E la satira o il gossip sui giornali, ce n’era anche per lei ?

All’epoca c’era un giornale comico/satirico molto “graffiante” che si chiamava “il Tifone”. Una volta vollero fare gli spiritosi giocando sul fatto che ero spesso squalificato.

Lo credo Bomber, lei ha preso in totale 64 giornate di squalifica !!!

Si ma forse Boninsegna ne ha prese più di me, dopo quella di 11 giornate tutte insieme.

Dicevamo del tifone ?

Pubblicarono una vignetta dove c’ero io e una gentile donzella. Nel fumetto le dico: “se viene su da me le faccio vedere la mia collezione di squalifiche !”

Ovviamente la ragazza fu un’invenzione del giornale.

No, no, era vera,  si chiamava Delfina.

E dove la conobbe ?

All’Acquario !!!

Grazie Bomber. 

Capito che tipo il Bomber Fabio Enzo ?

Marco Emberti Gialloreti

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